Le Parole dei Relatori
Intervista a Carlo Romanelli, presidente di Net Working e psicologo del lavoro, che applica i principi del rugby al management
Con Carlo Romanelli ci immergiamo nell’atmosfera del rugby, lo sport più seguito – insieme con il calcio – a livello planetario. Questa disciplina, che sta vivendo un periodo d’oro anche in Italia, è un’inesauribile fonte d’ispirazione per chi gestisce team di collaboratori e per chi si relaziona con gruppi di clienti.
Al Forum Il Nuovo Club 2008 ne parleranno, nel corso di una sessione ricca di contenuti e di sorprese, lo stesso Romanelli e il neozelandese Jim Love, già coach del leggendario team le cui gesta sono note persino ai profani – New Zeland All Blacks Maori – e che ha portato a un inaspettato successo la squadra italiana Montepaschi Viadana Rugby.
Quali sono, allora, gli aspetti che rendono questo sport un utile strumento per preparare dei bravi manager?
La Società che dirigo si occupa da sempre di management, e da sempre cerchiamo di innovare contenuti e modalità di apprendimento; il mondo dello sport esercita un fascino notevolissimo su quello del management, perché gli sportivi sono degli “eroi moderni” le cui vicende suscitano emozioni e fascino per chi deve condurre quotidianamente situazioni organizzative e di business complesse.
Cogliere, attraverso le storie dei protagonisti dello sport, il senso profondo della dinamiche vittoria – sconfitta – per tornare a vincere ancora, è profondamente efficace in termini di apprendimento se vengono proposte le giuste metafore.
Il Rugby è uno sport straordinario in tal senso, denso di metafore ricchissime che permettono di cogliere in profondità l’essenza del significato del lavoro di squadra, che è un’abilità essenziale per ogni manager, a qualsiasi organizzazione appartenga.
Può fare qualche esempio?
Per esempio la dinamica tra i ruoli di un team di rugby è una metafora potentissima, così come la formulazione delle strategie e delle tattiche del team.
Ancora, le logiche di leadership sono ben visibili, direi inequivocabili, in un team di rugby, così come è determinante in rispetto delle regole.
I principi fondamentali del rugby sono “andare avanti”, “sostegno”, “continuità”, “pressione”: si intuisce perfettamente come queste suggestioni rappresentino un “materiale” straordinario per chi deve condurre team verso obiettivi di business complessi.
Un altro esempio: un principio chiave del Rugby si racchiude nella frase “l’ultimo che passa (la palla ovale) è il primo sostegno (a compagno di squadra al quale ha passato la palla)”; credo che in nessun manuale di management esista una metafora più incisiva del principio della delega, croce e delizia di ogni manager.
Inoltre, il rugby è uno sport fortemente etico, nel quale il rispetto delle regole dentro e fuori del campo è vitale, ma paradossalmente è nato proprio dalla felice trasgressione di una regola del gioco del calcio.
…quale?
Nel 1823 nella cittadina di Rugby, un ragazzo di nome William Webb Ellis, durante una partita di calcio, prese il pallone tra le mani e corse a depositarlo nella porta avversaria…
Così nacque il rugby, uno sport con regole ferree (scritte e non), che trae origine dalla trasgressione ad una regola: quale miglior spunto per i manager che da un lato sono chiamati ad innovare e dall’altro a determinare e far rispettare regole di comportamento nel business?
Agli occhi di un profano il rugby ha una connotazione decisamente violenta. Lei ne parla invece come di una disciplina rude sì, ma con forti contenuti etici, “un gioco da duri, praticato da gentleman”. Ci può spiegare come questa apparente contraddizione si esplica sul campo e, soprattutto, in contesti aziendali?
Il rugby non è affatto uno sport violento, è uno sport duro, dove l’aggressività è rivolta esclusivamente alla competizione, mai agli avversari.
Lo dimostrano diverse regole e consuetudini, come ad esempio il fatto che chi commette scorrettezze o violenze gravi nei confronti di avversari viene fortemente sanzionato non solo dall’arbitro, ma anche e soprattutto, moralmente, dai propri compagni di gioco.
L’aggressività in azienda invece spesso viene indirizzata verso competitor (spesso anche interni al proprio team), mentre si dovrebbe sempre collaborare sugli obiettivi (cioè i risultati) e semmai indirizzare i naturali impulsi competitivi sui processi aziendali, cioè sul modo in cui si raggiungono gli obiettivi.
Inoltre, l’arbitro nel rugby ha un ruolo “sacro”: il suo modo di colloquiare con i giocatori è sempre al contempo fermo e amichevole, e soltanto il capitano può dialogare con lui, nessun giocatore di rugby si permetterebbe di contestare l’arbitro. Perché le regole sono queste, e lo stile di comunicazione assertivo ne facilita il rispetto: in azienda ci sarebbe molto da imparare sullo stile assertivo che, non a caso, è spesso oggetto di percorsi di training.
Ancora, al termine della partita vige il “terzo tempo”, che è una vera estensione della partita: le due squadre e gli arbitri si ritrovano tutti insieme nella club house e festeggiano la partita, chiunque abbia vinto. E’ un momento di drammatizzazione della vis agonistica e di vero e proprio rilassamento collettivo, socialmente molto evocativo ed evocativo, per chi sa apprezzare queste cose.
Rimane il fatto che in azienda spesso non si riesce a rilassarsi mai, anzi si considerano i momenti di rilassamento come una perdita di tempo, mente per chi è sempre sotto pressione la capacità di rilassarsi è determinante per l’equilibrio delle energie disponibile, e quindi per la performance individuale e di squadra.
Nel corso del suo intervento, verranno illustrate le principali similitudini tra il gioco del rugby e il management. Ce le può anticipare brevemente?
In buona parte ho già illustrato diverse similitudini tra il rugby e la professione di manager.
Naturalmente nel mio intervento non farò riferimento agli aspetti più strettamente tecnici del gioco del rugby, bensì tratterò le metafore che questo sport propone, e le tradurrò in suggestioni manageriali.
Posso aggiungere che mi soffermerò in particolare sulle caratteristiche di ruolo di ciascun membro di un team di rugby, “traducendole” in caratteristiche che ogni team dovrebbe possedere al suo interno.
Darò spazio anche al tema della strategia e della tattica, metafore della Visione del gioco di squadra e della capacità di adattamento alle differenti situazioni che un team deve essere in grado di fronteggiare per garantire disciplina e flessibilità nell’azione.
Parleremo poi di benessere nel team, un tema che credo susciterà molta attenzione, considerato il contesto di riferimento.
E diverse altre cose ancora.
Ritiene che un contesto “aziendale” improntato all’offerta di sport, fitness e benessere si presti più di altri all’introduzione di un percorso di “management by rugby?”
Certamente sì, per una ragione molto semplice: un team che offre, in estrema sintesi, benessere, deve essere in grado di “trasmettere” benessere vero ai suoi clienti, e ciò è possibile soltanto quando lo stesso team vive una condizione interna di benessere.
Viceversa, il benessere percepito dal cliente è artificiale, e trasmette la sensazione di trasmettere ad una fiction.
Sembra elementare come ragionamento, ma nella realtà è un percorso molto complesso, perché richiede una visione molto chiara del team, una disciplina rigorosa nel rispetto delle regole, e molta attenzione ed ascolto ai clienti, tutti.
Anche di questo parleremo nel nostro incontro.
In quali ambiti si registrano i vantaggi più evidenti, applicando a un team questa attività formativa?
Nei principi fondamentali di funzionamento di un team, nella distribuzione dei ruoli traendo il massimo da ciascuno in base alle sue caratteristiche, nel livello di integrazione interna e nel clima organizzativo dominante, che è poi quello che viene percepito dall’esterno, e che ha grande influenza non solo sulle relazioni interne, ma sul business in senso stretto.
Può citare qualche azienda dove sia stato introdotto con successo questo metodo?
Sono diverse, ne citerò alcuna: il Gruppo CONAD, Buchi Italia SpA (una multinazionale svizzera che opera nel campo degli strumenti per analisi nel settore medico), Prosegur SpA (una multinazionale spagnola che opera nel campo dei servizi di sicurezza), Poste Italiane, Marazzi Ceramiche, Siemenes A&D, e diverse altre.
Inoltre stiamo predisponendo un percorso con il Gruppo Fiat Automobiles.
L’allenatore che lei intervisterà durante il Forum Il Nuovo Club è un personaggio dotato di notevole carisma. Qual è la dote che più gli riconosce come motivatore?
La sua visione di squadra chiara, inequivocabile. Secondo la sua filosofia un team deve essere condotto sulla base di tre principi fondamentali: 1)un Ambiente favorevole, stimolante e socialmente accogliente, ricco e dinamico; 2) una Visione dell’agire in team chiara e condivisa; 3) un’etica del lavoro forte, evidente e diffusa.
Sarà interessante incontrarlo.
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