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Palaexpo Sono stati oltre trenta i progetti di campagne stampa, affissioni, promocard e ambient marketing, realizzati dagli studenti dell’Accademia di Comunicazione di Milano che hanno partecipato al concorso Fitness & Comunicazione promosso dalla rivista Il Nuovo Club, in mostra durante l’ottava edizione del Forum Il Nuovo Club, a cui ha fatto seguito la premiazione delle campagne che hanno ottenuto le preferenze della giuria.
Alcuni hanno scelto la strada dell’ironia, altri si sono lasciati ispirare dalle atmosfere noir dell’humour anglosassone, altri ancora hanno preferito la strada del linguaggio familiare, con immagini e slogan rassicuranti. Per tutti l’obiettivo era quello virtuosamente sintetizzato nella seguente headline: “Vuoi cambiare la tua immagine? Noi stiamo cambiando la nostra per te.”
Proprio questo era il compito affidato agli studenti dei corsi di Art Direction e Copywriting dell’Accademia di Comunicazione di Milano: progettare, per l’immaginario committente “Wellfit”, una campagna rivolta a nuovi target di frequentatori, e focalizzata sul cambio di “identità” che ha trasformato la palestra di un tempo nell’attuale luogo di benessere. Un luogo, dove chiunque, in forma o meno, giovane o anziano, sportivo o sedentario, in linea o sovrappeso, può aspirare a trovare una proposta su misura per uno stile di vita più sano, per stare bene con se stesso e con gli altri.
Al terzo posto, l’art Andrea Gasparotti con le copy Viviana La Spina ed Evelyn Loprete,per lacampagna multisoggetto Supereroi; il gruppo formato dall’art Davide Fiori e dalle copy Alice Da Dalt e Giorgia Ferraro ha conquistato il secondo posto con la campagna Vecchiaia alternativa; con la campagna Qualcosa è cambiato (citazione di un film con un Jack Nicholson da oscar), il team creativo composto da Letizia Bozzolini, art, e dalle copy Antonella Avossa e Katia Cosco si è aggiudicato il primo premio.
Di seguito la breve intervista alle giovani vincitrici del primo premio.
Come è nata questa campagna?
“Come ogni “grande” campagna che si rispetti, la nostra è nata per caso: eravamo in brain storming a spremerci le meningi e la nostra art raccontò un aneddoto simpatico.
Era appena tornata dalla piscina dove aveva visto suo padre fare l’idromassaggio per un’ora intera. Bussarono alla porta, la madre aprì e si trovò di fronte il marito che con aria stanca si lamentava di quanto fosse stato faticosofare un’ora di piscina, lasciando, volontariamente, intendere di aver compiuto uno sforzo fisico sovrumano.
Da qui è partito tutto: abbiamo pensato che sarebbe stato simpatico giocare con i doppi sensi di certe affermazioni e che poteva nascerne un tipo di comunicazione efficace per il nostro target.
Dovevamo parlare a gente che non frequenta abitualmente i centri sportivi, non abbindolabile con argomentazioni sulla forma fisica, la prova costume, i muscoli d’oro; dovevamo parlare a gente “normale”, che è stanca al ritorno dal lavoro e che vive la palestra come l’ennesimo impegno della giornata. Per questi motivi bisognava presentare il centro sportivo da un altro punto di vista, non più solo fatica ed edonismo, ma anche e soprattutto come un’opportunità per staccare la spina.
Bisognava però usare un tono di voce ironico e quasi distaccato, per interloquire con un target disincantato rispetto all’idea tradizionale di palestra. Miscelando tutti questi elementi e soprattutto divertendoci, è nata la nostra campagna.”
Quali sono state le difficoltà principali nell’approcciare questo tema?
“La difficoltà principale l’abbiamo incontrata nel trovare un messaggio capace di interloquire contemporaneamente con target tanto diversi tra di loro. Ci è stato richiesto di parlare agli anziani, alle persone in soprappeso e agli inattivi in generale e abbiamo dovuto capire innanzitutto che cosa queste persone avessero in comune.
Per fortuna la lampadina si è accesa e abbiamo trovato quello che cercavamo: persone tanto eterogenee condividevano la stessa “allergia da palestra”, bisognava curarli! Chi per pigrizia, chi perché si sentiva inadatto rispetto a un ambiente frequentato da gente di età diversa dalla sua, chi perché si vedeva come il brutto anatroccolo in un lago di cigni, tutti dovevano essere persuasi ad andare in un posto (la palestra) in cui non si sentivano a proprio agio.
Per risolvere questo problema abbiamo deciso di usare proprio loro, gli “allergici”, come testimonialdella nostra campagna e abbiamo trasformato il nostro centro nel loro centro, nel posto in cui potessero sentirsi a proprio agio prendendosi cura di se stessi. Il piacere di sentirsi bene è comune a tutti, se poi viene ironicamente spacciato per fatica enorme e strappa un sorriso, tanto meglio, fa bene anche all’umore!”
News forum 2007